Negawatt: l'efficienza rende più delle rinnovabili
"Un investimento nell'isolamento termico di casa si ripaga in quattro anni senza incentivi, mentre per l'investimento in un impianto fotovoltaico sul tetto di anni ce ne vogliono sei/otto con l’aiuto dei generosi incentivi pubblici."
Casa
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6 gennaio 2012
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Siamo il secondo mercato al mondo nel fotovoltaico, dopo la Germania, ma quanto a risparmio energetico degli edifici siamo uno dei Paesi messi peggio in Europa. Una contraddizione che costa, visto che un investimento in opere di isolamento termico si ripaga in quattro anni senza incentivi, mentre per ripagare l’investimento nell’ impianto fotovoltaico sul tetto di anni ce ne vogliono sei/otto con l’aiuto dei generosi incentivi pubblici.
Una contraddizione a cui ha dato un contributo la grande diffusione nel dopoguerra del cemento armato, perfetto per l’urgenza edilizia del Boom e molto armato dagli architetti “modernisti” (capitanati da Le Corbusier), a cui permetteva progetti arditi, ma disastroso dal punto di vista dell’isolamento.
Così, per quanto gli edifici incidano molto sul fabbisogno energetico totale (in Europa il 40% circa) l’aspetto della loro efficienza è stato tralasciato fino alla crisi petrolifera degli anni Settanta. In Italia la prima legge per il contenimento energetico degli edifici, peraltro sistematicamente ignorata nella pratica, è la legge 373 del 1976. Dopo quindici anni arriva un’altra legge, un po’ più stringente, la numero 10 del 1991. Ma il tema resta sostanzialmente ai margini e nelle scuole di architettura si continua a considerare l’efficienza energetica del tutto secondaria rispetto alle esigenze della forma e della novità architettonica. Ancora oggi gran parte delle costruzioni affidate alle “archistar” prevedono ampie superfici vetrate (poco isolanti) e forme complesse, che assecondano le aspirazioni di originalità degli autori ma peggiorano le prestazioni energetiche.
Il risparmio energetico sta ora diventando di moda, ma il concetto di isolamento non si è ancora radicato nella cultura abitativa. Al di là delle dichiarazioni, nella maggior parte dei cantieri si costruisce come sempre, limitandosi a mettere un po’ di isolante in più. Il problema è che finché non si investirà seriamente nell’isolamento termico, la coperta delle rinnovabili risulterà sempre troppo corta e delle fonti fossili (con i loro problemi economici, ambientali e climatici) non se ne potrà fare a meno.
I dati parlano chiaro, come ha segnalato al Governo nell’ottobre scorso il presidente dell’Authority per l’energia: per risparmiare una tonnellata equivalente di petrolio (Tep) ci vogliono 100 euro con interventi di efficienza energetica, 600 con impianti di energia rinnovabile termica, tra i 950 e i 3.500 euro con l’energia eolica o solare.
La cultura dell’efficienza si è sviluppata invece nel nord Europa. Alla fine degli anni Ottanta, il tedesco Wolfgang Feist e lo svedese Bo Adamson hanno concepito l’edificio passivo, che consuma per la generazione di calore (riscaldamento e acqua calda) solo 15 kilowattora per metro quadro all’anno, vale a dire circa 1,5 metri cubi di metano o 1,5 litri di gasolio, contro i 150 kilowattora consumati da una casa europea media. Così si può usare talmente poca energia per riscaldare e raffreddare da poterla ottenere interamente da fonti rinnovabili, liberandosi delle fonti energetiche che si pagano in bolletta. Oggi inoltre è possibile costruire una casa passiva, o quasi passiva, a costi ragionevoli, convenienti se si considera il risparmio successivo. Se anche si fa un confronto con una casa di classe A, che consuma circa 12 litri di gasolio per metro quadrato, il risparmio è notevole: 100 euro l’anno per la casa passiva contro gli 800 euro richiesti dalla casa non efficiente. I Paesi ad avere gli edifici termicamente più efficienti, oggi sono Paesi freddi come la Germania, Austria, Svizzera, Olanda e soprattutto Svezia. In Italia il territorio più avanzato è quello dell’Alto Adige, dove dal 2002 l’agenzia pubblica CasaClima, ha avviato un sistema di certificazione indipendente che ha fatto da volano per l’evoluzione virtuosa dell’intera Provincia. Il nuovo piano energetico provinciale, varato dalla Giunta l’estate scorsa, prevede di vincolare i nuovi edifici nel 2015 a un consumo annuo massimo di 30 kilowattora per metro quadrato.
Il “consumo energetico annuale per metro quadrato di superficie abitabile riscaldata” (kWh/mq per anno), introdotto nel 2005, è stato il primo indicatore chiaro e semplice dell’efficienza energetica degli edifici. Dal luglio 2009 le Linee Guida Nazionali per la certificazione energetica degli edifici hanno stabilito un nuovo valore, che mette in relazione le perdite energetiche con le risorse usate. Nei nuovi certificati energetici, in vigore in tutta Europa, le lettere da A a F indicano in maniera chiara il livello di qualità energetica dell’edificio. I parametri variano da regione a regione. Le unità immobiliari oggetto di compravendita o locazione oggi devono essere oggi dotate dell’attestato di certificazione energetica, che è inoltre necessario per ottenere le detrazioni del 55% sul reddito per spese di riqualificazione.